Peperoncino: chimica e salute

Salute e peperoncinoIl peperoncino contiene tantissime sostanze che interagiscono con il nostro organismo:
vitamine: A, B1, B2, C, E, PP, K

Capsaicina e capsicolo

Sostanze azotate (circa 15%) e sostanze non azotate (circa 30%)

Cellulosa (20%)

Olii

Carotenoidi: violaxantina, capsantina, alfa-carotene, capsorubina

Sali

Lecitina

Solanina

Quercitina

Queste sostanze hanno diverse azioni sul nostro organismo:

La lecitina contrasta l'accumulo di colesterolo.

La capsaicina e il capsicolo hanno un'azione anestetica locale, antiossidante, antimicrobica, antibatterica e di conseguenza antifermentativa; inoltre incrementano i movimenti peristaltici e la motilità gastrica, stimolano la secrezione salivare e dei succhi gastrici, favorendo la digestione e offrendo una buona quantità di sostanze protettive e antiossidanti.

Secondo alcuni studi l'uso abitudinario del peperoncino abbassa il livello di colesterolo nel sangue, aiuta il cuore e agisce come vasodilatatore contrastando tutti gli stati patologici legati al processo di invecchiamento cellulare e svolgendo un efficace ruolo nell'irrorazione delle varie parti del corpo.

Questa azione è rafforzata anche dalla presenza di vitamina PP che protegge l'elasticità dei capillari e della vitamina E che accresce la capacità di ossigenazione del sangue.
Il colesterolo in eccesso non solo è contrastato dalla lecitina contenuta nella polpa, ma anche dagli acidi polinsaturi presenti nei semi del peperoncino che lo eliminano dalle arterie.

Di rilevante importanza sono anche le grandi quantità di vitamine contenute nel peperoncino crudo e fresco, in particolare la vitamina C, che per inciso, fu scoperta proprio nei peperoncini. La pianta del peperoncino è così ricca di questo principio, che fu proprio studiando i suoi effetti che lo studioso ungherese Szent Gyorgyi scoprì questa importantissima vitamina che gli valse il Nobel.

Nonostante l'avvaloramento scientifico dell'azione di molte sostanze contenute nel peperoncino, occorre tuttavia sottolineare che molte di queste proprietà attendono tuttora un riscontro scientifico e si basano al momento su esperienze empiriche e statistiche non universalmente riconosciute. Non bisogna nemmeno dimenticare che il consumo eccessivo del peperoncino può avere delle controindicazioni pe certe categorie di persone: il suo abuso può provocare irritazioni e infiammazioni alla mucosa intestinale e allo stomaco e persino lesioni permanenti ai reni. Inoltre il peperoncino, anche in dosi limitate, può essere sconsigliato per persone che soffrono di acidità di stomaco, ulcera e gastroenteriti.

Una ricerca clinica in costante aggiornamento condotta dal Dottor Sergio Stagnaro (medico da oltre mezzo secolo, specializzato in Malattie dell'Apparato Digerente, Sangue e Ricambio) riguardante l'azione del peperoncino sul sistema psico-neuro-endocrino-immunitario ha portato a risultati molto incoraggianti.

Ad alcuni volontari sani è stato somministrato del peperoncino sia durante i pasti sia fuori pasto. Sono stati studiati alcuni parametri prima e dopo la somministrazione del peperoncino. Sono emersi alcuni dati molto interessanti.

 

Nei soggetti si è osservata una stimolazione del sistema immunitario generale e del sistema nervoso simpatico con conseguente accelerazione della conduzione nervosa, con l'attivazione dei centri nervosi dell'attenzione e dell'umore... meglio del caffè!

Si è osservato un incremento della secrezione del picco massimo insulinico e un'accentuazione della sintesi anticorpale (come nel caso di una infezione).
Questi fenomeni sono osservabili successivamente alla somministrazione del peperoncino per circa due ore, dopo di che il quadro torna verso i parametri antecedenti alla somministrazione.

Peperoncino e tumore alla prostata

Nel 2007 gli urologi italiani hanno divulgato una notizia secondo cui il peperoncino sarebbe dannoso per la prostata e addirittura un consumo prolungato nel tempo porterebbe alla creazione di condizioni favorevoli per l'insorgere di tumori. La notizia viene ripresa subito dalle agenzie di stampa; il Corriere della Sera ad esempio scrive:

"Evitare cibi dannosi alla prostata, anzitutto, quelli che un tempo non a caso venivano considerati afrodisiaci, per il semplice fatto che infiammavano l'area, creando un artificiale impulso al coito: moderazione dunque nel mangiare peperoncino (non più di due volte a settimana, ammonisce Mirone), ma anche birra, insaccati, spezie, pepe, superalcolici, caffè, e aragoste. Vanno bene invece cibi con antiossidanti, dalle carote agli spinaci, dal kiwi alle carni rosse."

In seguito alla notizia arrivò la risposta del dottor Firenzuoli, presidente dell'Anmfit (Associazione Nazionale Medici Fitoterapeuti) e direttore del Centro di Medicina Naturale di Empoli che evidenziò il fatto che una notizia data in quel modo avrebbe creato solo del "terrorismo alimentare".

Il dottor Fiorenzuoli, in sintesi affermò che fino al momento in cui la notizia era stata divulgata non esisteva nessuno studio scientifico in cui è stato dimostrato che il peperoncino è un alimento cancerogeno ma, al contrario, numerose ricerche ne avevano evidenziato le proprietà benefiche.

Nel 2006, come riportato dal Cancer Research, in un articolo firmato da Sören Lehmann del Cedars-Sinai Medical Center viene dimostrato come l'alcaloide principale responsabile della sensazione di piccante prodotta dai peperoncini, la capsaicina, sarebbe in grado di indurre le cellule tumorali del cancro alla prostata a innescare il processo di apoptosi, ossia un particolare programma di autodistruzione presente nelle cellule. Nel topo e in colture in vitro di cellule tumorali umane la capsaicina è in grado di distruggere anche l'80% delle cellule tumorali.

Secondo Lehmann la dose somministrata ai topi corrisponderebbe, per una persona di 90 chili, a 400 milligrammi di capsaicina, a sua volta pari al consumo di 5 habanero Red Savina.

Firenzuoli fa notare che in popolazioni in cui la cultura e il consumo del peperoncino sono largamente diffusi, come ad esempio tra i messicani, l'incidenza del cancro alla prostata non differisce significativamente dai paesi dove tale frutto è consumato in maniera più limitata. L'esperto fa notare inoltre la contraddizione presente nello studio degli urologi, che consigliano un elevato consumo di alimenti antiossidanti: il peperoncino è tra tutti i vegetali quello con più spiccata attività antiossidante, maggiore anche di quella dei broccoli e delle carote.

In definitiva il peperoncino rimane un alimento ricco di sostanze antiossidanti e in generale un laboratorio chimico di sostanze benefiche per il nostro organismo; ciò non vuol dire che mangiandone dosi massicce tutti i giorni si possa raggiungere l'immortalità. L'articolo degli urologi, sebbene un po' approssimativo e "dai facili allarmismi" faceva riferimento alle possibili infiammazioni e ai continui stimoli che il peperoncino produrrebbe nella prostata. Se da una parte è vero che nelle popolazioni che fanno largo uso del frutto piccante a noi tanto caro non vi è un'incidenza maggiore di tumori alla prostata, è anche vero che questo tipo di infiammazioni sono possibili se si abusa del peperoncino e soprattutto la soglia è molto variabile da persona a persona (come per tutte le sostanze, del resto). Quindi, la raccomandazione più ragionevole è: percepite e valutate la vostra soglia di sensibilità e, finchè non verrà raggiunta l'"evidenza scientifica" in un senso o nell'altro, mangiate il peperoncino perché vi piace e non perché pensate possa far bene o far male!